Traduzione italiana di Heidegger (und Trakl) auf der Bühlerhöhe, di Tobias Keiling e Ian Alexander Moore, Deutsche Schillergesellschaft, Marbach am Neckar 2023, a cura di Gino Giacomo Viti e Francesco Guercio.
All’inizio doveva trattarsi soltanto di una festa di compleanno. Gerhard Stroomann, primario e carismatico direttore del sanatorio e casa di cura Bühlerhöhe, voleva festeggiare il suo sessantacinquesimo compleanno e contestualmente il suo amato poeta Georg Trakl. Un intero fine settimana ricco di eventi doveva essere dedicato esclusivamente a Trakl. Soprattutto avrebbe dovuto parlare Martin Heidegger, il quale già alcuni anni prima aveva tenuto una conferenza alla Bühlerhöhe su «Una sera d’inverno» (Ein Winterabend) di Trakl. Nonostante fosse estraneo all’ambiente elitario e assetato di cultura del Grand Hotel – che «era», così scrisse il poeta Georg Britting dopo la festa, «molto intellettuale, mitigato da trote della foresta nera e polli arrosto. […] brulicava di conti e principesse, un po’ snob»[1] – Heidegger accettò l’invito di Stroomann.

La Trakl-Feier comprendeva letture di Trakl da parte di Britting, Friedrich Georg Jünger[2] e Clemens Graf von Podewils, e contribuì a consolidare gli stretti rapporti di Heidegger con questi ultimi due, che avrebbero portato a ulteriori incontri alla Bühlerhöhe. La conferenza di Heidegger, pubblicata poco dopo sul Merkur, divenne, nonostante il suo ermetismo, la pietra angolare degli studi trakliani. Il suo incontro con il promotore di Trakl, Ludwig von Ficker, segnò l’inizio della loro amicizia. Un testimone oculare riferisce che la conferenza improvvisata alla Trakl-Feier da von Ficker intorno al crollo e al suicidio del poeta ventisettenne, traumatizzato dalle esperienze vissute in un ospedale di campo dopo la battaglia di Grodek, commosse Heidegger fino alle lacrime. Tuttavia, tra tutti i contributi, il più notevole fu proprio la conferenza dello stesso Heidegger e la sua considerazione che proprio in Trakl si possa rintracciare l’erede di Hölderlin, il poeta di riferimento della lingua tedesca. Non solo: qui Heidegger concorda sorprendentemente con Klaus Mann, il quale una volta scrisse che Trakl «raccolse la lira là dove Hölderlin l’aveva lasciata cadere»[3]. Ciononostante, a prima vista risulta difficile capire perché proprio Trakl, austriaco incestuoso e tossico, dovesse diventare per Heidegger il «poeta dei tedeschi»[4] e assumere il ruolo di salvatore dello spirito tedesco e dell’Occidente.

Questa però è soltanto una delle contraddizioni legate alla Bühlerhöhe. L’ex casa di cura e hotel di lusso, situata nella Foresta Nera settentrionale a 800 metri di altitudine, nei pressi della città di Bühl, fu progettata dall’architetto Wilhelm Kreis nei primi anni Dieci del ‘900. La fondatrice dell’istituto fu la vedova Hertha Isenbart (nata Schottländer), la quale voleva commemorare il suo secondo marito, un generale maggiore, erigendo una lussuosa casa di convalescenza per gli ufficiali dell’esercito imperiale. Nonostante il sanatorio annesso fosse in condizione di accogliere pazienti già dal 1913, l’edificio principale non fu più completato nella forma originariamente prevista, né sarebbe mai servito allo scopo che Isenbart aveva immaginato. Questo, e la rovina finanziaria causata dal suo ambizioso progetto, la spinsero a togliersi la vita nel 1918.
Negli anni Venti, la casa di convalescenza fu trasformata in una casa di cura di successo. Gerhard Stroomann, entusiasta di questo «monumento» nella «landa fiabesca»[5] della Foresta Nera, fu uno dei primi medici a prestarvi servizio e nel 1929 ne divenne il primario. Sarebbe rimasto alla Bühlerhöhe per oltre tre decenni, trattando personalità della politica, dell’arte e della cultura che vi si recavano non soltanto per motivi di salute, ma anche semplicemente per trovare ristoro. Fra questi vi furono politici di vari partiti della Repubblica di Weimar come Gustav Stresemann, Heinrich Brüning e Hermann Müller. Nel 1933 vi si incontrarono Adolf Hitler e Joseph Goebbels.
Tra gli altri ospiti della casa di cura vi furono Georgij Vasil’evič Čičerin, il primo ministro degli esteri dell’Unione Sovietica, i premi Nobel Carl Bosch e Werner Heisenberg, gli attori Gustav Gründgens e Werner Krauß. Negli anni Cinquanta divenne la meta di vacanza preferita di Konrad Adenauer, l’allora primo cancelliere della Repubblica Federale.

Requisita dai soldati francesi sotto l’occupazione alleata, la casa di cura fu riaperta nel marzo del 1949. Già tre mesi dopo, Stroomann potè dare inizio alle «serate del mercoledì», una serie di conferenze che avrebbero portato molti famosi intellettuali e artisti nella Foresta Nera e avrebbero reso Bühlerhöhe sinonimo di luogo di ritiro e spazio di discussione per l’élite della giovane Repubblica Federale. Le «serate del mercoledì», inoltre, offrirono un palcoscenico anche al più famoso e controverso filosofo tedesco: Martin Heidegger. In qualità di rettore dell’università di Friburgo, Heidegger aveva partecipato alla presa di potere nazista del 1933/1934 e per questo gli era stato imposto da un comitato di denazificazione il divieto di insegnamento, che fu però già revocato nel 1949. Tuttavia, Heidegger poté tenere di nuovo lezioni all’università soltanto a partire dal 1951 – essendo diventato regolarmente emerito – e per questo dopo la fine della guerra andò in cerca di altri spazi nei quali potersi esprimere pubblicamente. Li trovò nell’elitario Club di Brema, dove nel 1949 tenne una lunga conferenza in quattro parti dal titolo «Sguardo in ciò che è» (Einblick in das was ist)[6]. In una lettera a Gottfried Benn, un amico di Brema offre un resoconto su chi si recò lì ad ascoltare il filosofo. Heidegger si trovava di fronte a «un ceto sociale» che
non esiste in maniera così omogenea né nelle città universitarie, né nelle città di funzionari né alla Bühler Höhe: grandi commercianti, specialisti d’oltremare, direttori di compagnie di navigazione e cantieri navali, tutte persone per le quali un rinomato pensatore è una specie di essere fiabesco o un semidio […].[7]
Tuttavia, la casa di cura nella Foresta Nera era così magnetica che Heidegger ripetè la sua conferenza di Brema nel marzo del 1950 alla Bühlerhöhe. Anche qui, come riporta Stroomann nelle sue memorie, l’intervento di Heidegger fu un completo successo:
E ogni volta anche tra noi si generava quell’eccitamento del tutto eccezionale con il quale la sua conferenza, il suo apparire al leggio, veniva accolto; come accade con nessun altro contemporaneo … Chi potrebbe mai sfuggire alla forza prorompente del suo pensiero e della sua saggezza, che in ogni parola si rivela creativa e nuova, mostrando che ci sono ancora fonti inesplorate? Quanto gli siamo grati per le nostre serate del mercoledì![8]
In altri le conferenze destarono scandalo. Il filosofo Jürgen Habermas, che nel 1953 aveva fatto scalpore con una recensione critica di Introduzione alla metafisica (Einführung in die Metaphysik)[9] di Heidegger, scrisse sei anni più tardi che i «più accaniti» tra gli epigoni di Heidegger si riunivano proprio fuori dall’università:
Questi piccoli circoli, a volte riuniti in vere e proprie sette, sono sparsi per il Paese e risulta difficile avere una visione d’insieme. Da un certo punto di vista, si adeguano all’atteggiamento del pensatore, che evita i congressi dei colleghi specialisti e preferisce rivolgersi ai collegi dei confratelli laici. Fra questi ultimi, i capitani dell’economia in cerca di riposo alla Bühlerhöhe sono già diventati proverbialmente famosi. Forse, nell’amabile tentativo di interessare i manager ai «sentieri di campagna» (Feldwege), si rivela l’altro lato del rapporto di Heidegger con la realtà, quello, per così dire, che fa da contrappunto all’Essere – i malevoli vi vedono intrecciata la mistica con la malizia [Masche].[10]
Habermas ha ragione nell’asserire che a Heidegger stava sicuramente a cuore portare il suo pensiero a un pubblico influente e che, in certa misura, cercava di compiacere. Tuttavia, ciò che rendeva Heidegger attraente per i «manager» diviene chiaro solo quando si approfondisce ciò di cui si parla a malapena nei testi editi e che la critica di Habermas alla «malizia» di Heidegger non coglie. Le «serate del mercoledì», della cui ideologia Heidegger e il suo stile di pensiero risultano rappresentativi, erano il tentativo di un’élite spiritualmente ferita, in cerca di orientamento, di elaborare sia gli eventi della guerra che la propria corresponsabilità in essi. Questa funzione dialogico-terapeutica (almeno nelle intenzioni) viene richiamata espressamente nell’invito di Stroomann a Einblick in das was ist e collegata al mito dell’Ora Zero:
Tutto è un inizio. Ogni cosa deve sorgere. Niente deve essere intrapreso o tantomeno organizzato. Ma dobbiamo andare avanti. Il dialogo deve darsi nel modo migliore possibile. Gli esseri umani [Menschen] devono potersi incontrare più da vicino.[11]
Stando al resoconto polemico dello Spiegel, a seguito della conferenza di Heidegger non vi fu un vero dialogo. Heidegger liquidò la domanda sulla libertà umana; bollò la domanda adulatoria del saggista e suo ammiratore Egon Vetta sul significato della filosofia per lo spazio pubblico come una «tipica ricaduta nell’imposizione (Gestell)»; di un’altra domanda, si riporta semplicemente che «la prolissa risposta di Heidegger diede ampia opportunità di ritornare al solenne e rispettoso silenzio dell’ambiente collegiale. Poi si sciolse l’incanto. Fuori, sulla terrazza, c’erano sole, caffè e dolci»[12].

Il contenuto della conferenza di Heidegger si inserisce proprio in questo contesto di un dialogo fallito – e forse mai davvero voluto. Einblick in das was ist risponde proprio al bisogno di autorassicurazione mettendo in questione il senso e la possibilità di ogni autocomprensione consapevole. Così Heidegger risale fino alla filosofia antica allo scopo di tracciare un’immagine della modernità in cui i processi tecnici minacciano l’autentico filosofare, il chiaro parlare e l’umano agire in egual misura. Così facendo, solleva i suoi uditori dalla responsabilità personale per il passato, cosa che emerge in modo assai chiaro in quel passaggio molto citato – rimosso da Heidegger nella versione a stampa del 1954 – in cui fa esplicitamente riferimento alla guerra mondiale appena conclusasi e all’Olocausto. Heidegger ritiene che la Shoah e l’organizzazione della tecnica siano essenzialmente di pari rango: «l’industria alimentare meccanizzata è essenzialmente lo stesso [im Wesen das Selbe] della fabbricazione di cadaveri nelle camere a gas e nei campi di sterminio»[13]. Dunque nessuno poteva farci niente. Tuttavia Heidegger non offre soltanto l’occasione di sostituire il destino alla responsabilità. La conferenza risponde anche in maniera piuttosto diretta a un bisogno di conforto e orientamento, nient’affatto con un’offerta di dialogo, bensì con un astratto riferimento a un verso dell’inno di Hölderlin Patmos, secondo il quale insieme al pericolo – per Heidegger il pensiero tecnico della modernità – cresce anche ciò che salva. Hölderlin fu poi anche al centro del secondo contributo di Heidegger alle «serate del mercoledì», la conferenza «…poeticamente abita l’uomo…» (dichterisch wohnet der Mensch). Alla fine di questa, la promessa di conforto si fa più evidente laddove Heidegger cita per intero una delle poesie della torre di Hölderlin per circoscrivere «la vita abitante degli uomini»:
des Himmels Höhe glänzet
Den Menschen dann, wie Bäume Blüth’ umkränzet.
la cuspide del cielo risplende
allora sugli uomini, così i fiori incoronano gli alberi.[14]
Gli interventi di Heidegger alla casa di cura di Bühlerhöhe sono dunque caratterizzati da questa combinazione di rimozione, sollievo attraverso la teoria e conforto poetico, mostrando come la sua filosofia fosse riemersa in pubblico in un modo che somiglia inquietantemente alla sua stessa biografia. Nel dicembre del 1945, Heidegger patì un crollo psicologico e fu preso in carico presso il Castello di Hausbaden, una clinica psichiatrica privata vicino a Badenweiler. La terapia dialogica di Viktor von Gebsattel si proponeva di pervenire alla guarigione attraverso la «serenità cristiana [christliche Gelassenheit]», ossia la «beata disposizione ad accettare tutto come viene, anche il dolore, anche la delusione, e prima di tutto: la morte» come scrive lo stesso von Gebsattel in una pubblicazione apparsa durante la guerra[15]. In una lettera da Badenweiler alla moglie, Heidegger offre un’altra variazione di questo pensiero, descrivendo ogni guarigione [Heilung] come dipendente dal fatto che «l’uomo abitando viene di nuovo toccato dall’Essere [Seyn] come salvezza [Heilen] e che il disastro [Unheil] non cade in una mera perdita di senso che possa venire ignorata non appena la guerra è finita»[16].
Questa interpretazione della sofferenza psicologica come ricezione di un accadimento – che venga associata alla promessa di beatitudine o a una salvezza per tramite dell’Essere – somiglia a ciò che di Trakl affascinava Stroomann. In una delle sue tante lettere a von Ficker, Stroomann spiega:
perché evoco il fantasma di Trakl: In una missione sconvolgente egli rappresenta per la nostra generazione e per il futuro, il Poetico [das Dichterische], del quale l’umanità, l’umanità malata, a mio parere, il parere di un medico, deve essere permeata.[17]
Stroomann non era interessato alla prospettiva di riconciliazione che talvolta emerge nella poesia di Trakl, indipendentemente dal fatto che la si interpreti in senso cristiano o, alla Heidegger, come un altro inizio nella storia dell’Essere, cioè come segno di una frattura epocale nella storia profonda delle forme di pensiero e azione umane. Ciò che Stroomann ammirava era piuttosto la capacità di Trakl di mantenere lo spirito e il portamento – von Gebsattel avrebbe parlato di «Gelassenheit» – di fronte alla follia della Prima Guerra Mondiale. In una lettera a Benn, Stroomann chiarisce che Trakl è per lui «quel fenomeno in cui persino la schizotimia e la tossicomania», diversamente da Hölderlin,
non hanno fatto esplodere la forma. […] Probabilmente Ludwig v. Ficker, sicuramente [Kurt] Horwitz e altri letterati, considerano Trakl un poeta cristiano e legano la sua discesa nell’abisso a colpa, espiazione e grazia. Io mi trovo invece di fronte a un fenomeno della forma, alla comparsa di un’eccezione biologica.[18]
Heidegger, dalla cui conferenza «Perché i poeti?» (Wozu Dichter?)[19] proveniva la formulazione della poesia di Trakl come discesa nell’abisso, avrebbe rifiutato l’interpretazione medica di Stroomann. Tuttavia, Heidegger si trovava d’accordo con Stroomann riguardo l’idea che la resilienza di Trakl fosse di particolare importanza per i tedeschi dopo le due guerre mondiali. Nel dialogo con Stroomann, Heidegger lasciò intendere che in parte si identificava con Trakl, tanto da definirlo «il poeta della nostra generazione»[20]. Tuttavia, nella propria filosofia, Heidegger non interpreta la capacità di resistenza di Trakl come capacità della vita psichica di mantenere la propria forma. È piuttosto il linguaggio stesso, in quanto contesto onnicomprensivo, che promette di restituire quel senso che Heidegger e i suoi ascoltatori credevano perduto.
Una commemorazione che Stroomann organizzò nel 1950 in onore dello scrittore e studioso di letteratura Max Kommerell, diede a Heidegger l’opportunità di sviluppare questo pensiero – a partire dalla poesia di Trakl «Una sera d’inverno» (Ein Winterabend). Sebbene i versi chiave di questa poesia (Wanderer tritt still herein; / Schmerz versteinerte die Schwelle. / Da erglänzt in reiner Helle / Auf dem Tische Brot und Wein[21]) contengano chiari riferimenti all’evento cristiano della salvezza, Heidegger rifiutò tale lettura. La poesia di Trakl divenne invece l’occasione di articolare il pensiero secondo il quale il senso si presenta nell’accadere del linguaggio. In realtà non siamo noi a parlare, né il poeta: «il linguaggio parla» [die Sprache spricht][22]. Non è passato inosservato il fatto che anche questo pensiero rappresenti una forma di sollievo, in quanto si sottrae a ogni bisogno di comprensione attiva.
Adolf Frisé, futuro curatore dell’opera letteraria di Musil, scrive in un articolo di giornale a proposito della commemorazione per Kommerell che il linguaggio autoreferenziale di Heidegger rischia di condurre a «un pensiero che gira su se stesso». Per quanto questo si adattasse bene alla «illusoria sicurezza» nelle «convenzioni sociali divenute problematiche» di quei circoli elevati che si riunivano nell’«aria pura priva di germi e veleni» della casa di cura, tale «isolamento» era anche espressione del bisogno di lasciarsi dire cosa pensare invece di pensare da sé: «Noi tendiamo, più di qualsiasi altro popolo, ad assolutizzare una figura intellettuale-spirituale [geistige] senza critiche né riserve. Stefan George ne è stato un esempio. Sembra che al giorno d’oggi Heidegger sia il prossimo»[23]. Heidegger non ha mai rifiutato questo ruolo di guida intellettuale-spirituale. Al contrario, nella sua appropriazione di Trakl ispirata da Stroomann, questa assume una delle sue forme più radicali.
Ad ogni modo, la festa di compleanno posticipata di Stroomann divenne un caso problematico nella storia intellettuale non per le osservazioni introduttive di Eduard Lachmann, biografo di Trakl e libero docente di Innsbruck, né per il commovente resoconto di von Ficker, ma per merito del contributo di Heidegger «Il linguaggio nella poesia» (Die Sprache im Gedicht). Alcuni dei presenti, fra i quali von Ficker, acclamarono la conferenza di Heidegger. Era una di quelle «irruzioni di luce che servono al giorno d’oggi»[24]. Altri erano scettici: Benn non accettò neppure l’invito di Stroomann a recarsi «da Heidegger»[25]. Ruth Horwitz, figlia del curatore di Trakl Kurt Horwitz, considerava «questo tipo di confronto intellettuale» come «disonesto»: «acceca, anzi, inganna»[26]. Walter Muschg definì l’interpretazione di Heidegger «un abracadabra» e «un attentato alla lingua tedesca»[27]. Hannah Arendt, pur difendendo i tentativi di Heidegger di esplorare «lo spazio dell’indicibile dal quale, e per il quale, l’intera opera emerse e si organizzò», osservò tuttavia che «naturalmente può succedere che l’interprete abbia più peso dell’interpretato […]. Mi sembra che questo sia ciò che gli è accaduto con Trakl»[28]. Persino Stroomann ne prese le distanze poco dopo, all’inizio dell’ottobre del 1953, perlomeno di fronte al politologo e critico heideggeriano Dolf Sternberger: «una cosa ora mi è chiara: la suscettibilità dei tedeschi nei confronti del mago [Magus]»[29].
Leggendo Erörterung von Trakls Gedicht (La collocazione/l’interpretazione del poema di Trakl)[30] diviene presto chiaro cosa abbia suscitato scalpore. Sebbene fosse parte della Trakl-Feier e nonostante la reazione commossa di Heidegger al discorso di von Ficker, la persona di Trakl finisce per scomparire dietro ciò che Heidegger chiama il suo «poema» [Gedicht], concentrando così un’opera complessa in un’unica parola chiave. Questa lettura è anticipata da ciò che Heidegger afferma intorno al suo approccio alla Erörterung: non si tratta di interpretazione o discussione, ma di condensazione [Verdichtung] del linguaggio e concentramento dell’opera poetica in un unico punto[31]. Che una Erörterung «mediti [bedenkt]»[32] su come collocare il «luogo», Ort – e che «Ort», in alto-tedesco antico, stia ad indicare la punta d’una lancia – è per Heidegger una giustificazione sufficiente a fare di ogni erba un fascio e localizzare l’intera poesia di Trakl nel suo insieme. Secondo Heidegger, il «luogo» di Trakl è l’Abgeschiedenheit («dipartita», «isolamento», «distacco», «congedo»), la condizione di un perpetuo prender congedo. Le ultime strofe di Herbstseele («Anima d’autunno») di Trakl lasciano intuire come Heidegger pervenga a questo pensiero:
Bald entgleitet Fisch und Wild.
Blaue Seele, dunkles Wandern
Schied uns bald von Lieben, Andern.
Abend wechselt Sinn und Bild.
Rechten Lebens Brot und Wein,
Gott in deine milden Hände
Legt der Mensch das dunkle Ende,
Alle Schuld und rote Pein.[33]
Sfugge di colpo pesce e selvàggine.
Anima azzurra, vagare oscuro
Ci congeda di colpo da amanti, altri.
Sera tramuta senso e immagine.
Pane e vino di vita retta,
Dio nelle tue morbide mani
L’umano depone l’oscura fine,
Tutta colpa e pena di rosso.
Sebbene anche qui le allusioni a una speranza di redenzione cristiana siano inequivocabili, Heidegger intende il congedo dell’anima non come un’ascesa al cielo, ma come un ritorno alla terra. Che l’anima sia «straniera sulla terra», come è detto in Frühling der Seele («Primavera dell’anima»), viene interpretato da Heidegger ricorrendo a un’altra speculazione etimologica sull’alto-tedesco antico fram ūf, intendendolo come «In cammino verso … […] L’anima per prima cerca la terra, non la rifugge»[34]. Come Heidegger spiega nel dibattito che seguì la sua conferenza, quell’ultima strofa si riferisce dunque soltanto agli «amanti, altri» che cercano la «trascendenza»[35], e non allo straniero che da questi prende congedo.
«L’anima è straniera sulla terra». – Heidegger ripete questo verso per nove volte, trasformandolo così in una formula incantatrice che esprime la distanza dei destinatari dal presente, ammaliandoli al tempo stesso nel movimento che egli va descrivendo. Questo movimento non porta ad alcuna meta – piuttosto, il congedo e il viaggio si trasformano in una nuova patria. In effetti Heidegger mette insieme in maniera brutale parti di poesie completamente diverse in modo da costruire un’interpretazione della «poesia di Trakl» come «Canto dell’anima», che non aspira più all’Aldilà ma «vaga per la più silenziosa patria della stirpe [Geschlechts] che torna a casa»[36]. L’incomprensibilità e la lontananza dalla realtà costituiscono l’attrattiva di questo pensiero: «romanticismo sognante, lontano dal mondo tecnico-economico della moderna esistenza di massa? Oppure – la chiara saggezza del forsennato [Wahnsinnigen], che altro vede, altro sente e significa [sinnt] rispetto ai cronisti dell’attuale?»[37] Che in Frühling der Seele, alla parte sull’esser straniera dell’anima seguano i versi «Spiritualmente crepuscola / Azzurro sulla foresta martoriata (Geistlich dämmert / Bläue über dem verhauenen Wald)», offre a Heidegger occasione di mettere in relazione la «chiara saggezza del forsennato» con quel concetto sovradeterminato ed enigmatico che è sempre stato rivendicato come guida infallibile: lo Spirito [Geist]. Heidegger si inscrive in una complessa storia concettuale nel momento in cui, nell’ultimo terzo della sua conferenza, adopera questo concetto come termine-guida per tracciare il movimento dell’anima.
Tra i motivi che Heidegger collega allo Spirito, ne spiccano in particolare tre: primo, il motivo di un’unità che oltrepassa una separatezza ferita, poiché solo nel «vagare attraverso la notte spirituale [geistliche]» «l’unità semplice degli opposti, che domina attraverso il dolore» entra «nel puro gioco»;[38] secondo, il fatto che Trakl parli di «notte spirituale» e di «crepuscolo spirituale», consente a Heidegger di reinterpretare il topos del congedo con quello dell’Occidente (Abend-Land, «Terra della sera») inteso come patria spirituale, collegandolo all’apoteosi del tramonto di Friedrich Nietzsche: «L’Occidente celato nel congedo non tramonta davvero, ma resta, in attesa di coloro che lo abiteranno in quanto terra del tramonto nella notte spirituale»;[39] terzo motivo è che lo spirito è «lo spirito del morto prematuro» come dice Heidegger citando le parole di un’altra poesia di Trakl, un riferimento obliquo, ma inequivocabile, al proprio presente[40]. Al posto della redenzione e della resurrezione cui alludono le metafore cristiane, Heidegger non promette un nuovo giorno, nel migliore dei casi un’alba, nella quale sostare per poter superare la perdita e guarire il dolore. Nel terzo anno dalla fondazione della Repubblica Federale Tedesca, Heidegger fa di Trakl «il poeta dell’Occidente [Abend-Land] ancora celato»[41], il quale non promette né l’inizio di un cammino verso il futuro, né una riconciliazione con quel passato in cui perirono i morti prematuri. Il «congedo» [Abgeschiedenheit] di Trakl, la sua resilienza esemplare, racchiudono tutto il conforto che ci si può aspettare.
È proprio in virtù di questa promessa che Jacques Derrida ha collocato la conferenza di Heidegger alla Trakl-Feier nella storia del «Nazional-umanismo»[42] della filosofia tedesca, interpretandola come il compimento di una idea che ricorre almeno a partire da Fichte, secondo la quale ciò che è tedesco [das Deutsche] rappresenta in maniera emblematica l’Occidente o addirittura l’umanità intera. Heidegger ode nella poesia di Trakl il richiamo a una «certa Germania»[43], che deve assurgere a luogo del vero Occidente. Che Heidegger cercasse una figura-guida poetica, in modo da presentare sé stesso tanto come guida che come guidato, non dovrebbe sorprendere, se almeno si considera la sua lettura di Hölderlin durante il periodo nazista, nella quale persino Max Kommerell si rifiutò di riconoscere altro che un «disastro ferroviaro», seppur «produttivo»[44]. La Trakl-Feier mostra tuttavia che neanche dopo la guerra Heidegger, Stroomann e gli altri membri dell’ambiente conservatore che lo ascoltarono in quel fine settimana dell’ottobre del 1952 potevano rinunciare a un «Dichter als Führer» [«Poeta come duce»], come recitava il titolo del controverso libro di Kommerell del 1928[45]. Ascoltare Heidegger che discorre di Trakl consente indirettamente di dare un senso a ciò che i sopravvissuti della sua generazione hanno più probabilmente rimosso anziché superato.

Stroomann esplicita chiaramente questa corrispondenza tra le due guerre mondiali. In un invito a una «serata del mercoledì» nel febbraio del 1951, durante la quale Heidegger avrebbe dovuto tenere una conferenza introduttiva, Stroomann giustifica così la scelta del tema:
Vogliamo iniziare col tema «Nuova poesia». Chiunque abbia vissuto il periodo dopo la Prima Guerra e il nuovo svolgimento dello spirito che ne seguì è sconcertato da quanto poco di poetico sia emerso stavolta dal caos. «Ma ciò che resta, lo stabiliscono i poeti», così ammonisce la parola di Hölderlin.[46]
Tuttavia Trakl e la sua opera non si concedono facilmente a questa appropriazione. Se si presta fede ai resoconti successivi, durante la celebrazione ci si chiedeva in giro se, qualora Trakl si fosse presentato improvvisamente alla porta, gli sarebbe stato concesso di salire la scalinata e prendere posto nella prestigiosa compagnia. Probabilmente no. Ma non stupisce che tale domanda sia sorta. Questa evidenzia infatti quel misto di estraneità e fascinazione che Trakl suscitava negli ospiti. L’appropriazione consolatoria rispondeva sì a un bisogno, ma evitava anche di fare i conti con il giudizio morale e la responsabilità, rendendo il tutto una specie di scherzo, seppur non del tutto consapevolmente. Trakl avrebbe accettato il ruolo del quale era stato rivestito nel 1952? Anche questo sembra difficile da immaginare. Nel 1914, Trakl consegnò a von Ficker un foglietto sul quale aveva annotato: «Sensazione nei momenti d’essere che somiglia alla morte: tutti gli esseri umani sono meritevoli d’amore. Destandoti senti l’amarezza del mondo: in essa risiede tutta la tua colpa inespiata; la tua poesia, un’espiazione incompiuta», aggiungendo poi a voce: «Ma di certo […] nessuna poesia può essere espiazione per una colpa»[47]. È difficile immaginare che Trakl avrebbe avuto la possibilità di pronunciare queste parole se fosse stato effettivamente presente alla celebrazione in suo onore.

Con la casa di cura, ad ogni modo, non andò a finir bene. Nel 1957 venne a mancare Stroomann, il «mediatore intellettuale-spirituale» che aveva trasformato Bühlerhöhe in un «luogo di fiducia», come si può leggere sul necrologio della Frankfurter Allgemeine Zeitung: «se si può parlare di una classe dirigente [Führerschicht] nel nostro Paese, questa per decenni passò in gran parte sotto gli occhi infallibili di quest’uomo»[48]. L’attività del centro termale proseguì dopo la morte di Stroomann fino al 1986; la clinica nell’edificio adiacente esiste ancora oggi. Fino al 2010, la casa di cura è stata riconvertita in hotel di lusso, ma da allora l’edificio principale è rimasto vuoto. Occasionalmente viene utilizzato come set cinematografico. Per il resto, qui vive soltanto lo spirito di un altro tempo.
Tobias Keiling e Ian Alexander Moore
Traduzione dal tedesco di Gino Giacomo Viti e Francesco Guercio
Note
[1] Lettera di Georg Britting a Georg Jung, 20 ottobre 1952, in Briefe an Georg Jung 1943 bis 1963, Georg-Britting-Stiftung, Höhenmoos 2009, p. 211: »es war […] sehr hochgeistig, gemildert durch schwarzwaldforellen und brathühner. […] es wimmelte von grafen und fürstinnen, ein bisschen snobistisch«.
[2] Il «rivoluzionario conservatore», fratello di Ernst.
[3] Klaus Mann, Der Wendepunkt: Ein Lebensbericht, Fischer, Frankfurt a.M. 1963, p. 104: »hob die Leier auf, wo Hölderlin sie hatte sinken lassen«.
[4] Martin Heidegger, Hölderlins Hymnen »Germanien« und »Der Rhein« (GA 39), a cura di Susanne Ziegler, 3a ed., Klostermann, Frankfurt a.M. 1999, pp. 214, 220: »Dichter der Deutschen«.
[5] Citato in anonimo, Die Geschichte der Bühlerhöhe 1913-1993, Schlosshotel Bühlerhöhe, Bühl 1993, p. 60: »Märchenland«.
[6] [Cfr. M. Heidegger, Bremer und Freiburger Vorträge (GA 79), a cura di Petra Jaeger, Klostermann, Frankfurt a.M. 1994, pp. 3-77; trad. it. di G. Gurisatti, a cura di F. Volpi, Conferenze di Brema e Friburgo, Adelphi, Milano 2002, pp. 17-108.]
[7] Lettera di F.W. Oelze a Gottfried Benn (maggio 1953), in Gottfried Benn, Briefe an F.W. Oelze 1950-1956, a cura di H. Steinhagen e J. Schröder, Fischer, Frankfurt a.M. 1982, p. 342: »die es in den Universitätsstädten, Beamtenstädten und auch auf der Bühler Höhe in dieser kompakten Majorität nicht gibt: Großkaufleuten, Überseespezialisten, Schiffahrts- und Werftdirektoren, alles Leute, für die ein berühmter Denker ein Fabelwesen oder ein Halb-gott ist«.
[8] Gerhard Stroomann, Aus meinem roten Notizbuch: Ein Leben als Arzt auf der Bühlerhöhe, 2a ed., a cura di H.W. Petzet, Societäts-Verlag, Frankfurt a.M. 1960, p. 207: »[E]s entstand auch bei uns jedesmal die völlig exzeptionelle Erregung, mit der seine Vorlesung, mit der sein Erscheinen am Vortragspult überstürmt wird; wie bei keinem Gegenwärtigen. […] Wer aber kann sich der aufbrechenden Wucht seines Denkens und Wissens verschließen, die in jedem Wort neuschöpferisch offenbar wird: daß es noch unentdeckte Quellen gibt. Was haben wir ihm an unseren Mittwoch-Abenden zu danken!«.
[9] [Cfr. M. Heidegger, Einführung in die Metaphysik (GA 40), a cura di P. Jaeger, Klostermann, Frankfurt a.M. 1983; trad. it. di G. Masi, Introduzione alla metafisica, Mursia, Milano 1968.]
[10] Jürgen Habermas, Philosophisch-politische Profile, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 1981, p. 73: »Diese kleinen Kreise, zu Sekten manchmal zusammengeschlossen, sind im Lande verstreut und schwer zu überschauen. In einer Hinsicht passen sie zum Auftreten des Denkers, der die Kongresse der Fachkollegen meidet und sich lieber den Kollegien von Laienbrüdern stellt. Unter ihnen sind die auf Bühler Höhe Erholung suchenden Wirtschaftskapitäne bereits zum sprichwörtlichen Ruhme gelangt. Vielleicht zeigt sich im liebenswürdigen Versuch, Manager für ›Feldwege‹ zu interessieren, die andere Seite von Heideggers Realitätskontakt, die dem Sein sozusagen gegenüberliegende – Böswillige sehen darin Mystik mit Masche verwoben«.
[11] Invito datato 14 marzo 1950, Deutsches Literaturarchiv Marbach, HS.1989.0010.07111: »Alles ist ein Anfang. Jegliches soll entstehen. Nichts darf unternommen oder gar organisiert werden. Aber wir müssen weiterkommen. Das Gespräch muß besser ermöglicht werden. Menschen müssen sich näher begegnen können«.
[12] Anonimo, »Heidegger: Rückfall ins Gestell«, Der Spiegel, 6 aprile 1950 (p. 35): »Heideggers ausholende Antwort gab ausgiebig Gelegenheit, wieder zu feierlich bewegter Kollegstille zurückzukehren. Dann löste sich der Bann. Draußen auf der Terasse gab es Sonne und Kaffee und Kuchen«.
[13] M. Heidegger, »Das Ge-stell«, in GA 79 cit., p. 27; trad. it. cit., «L’impianto», pp. 49-50 mod: »motorisierte Ernährungsindustrie […] im Wesen das Selbe wie die Fabrikation von Leichen in Gaskammern und Vernichtungslagern«.
[14] Friedrich Hölderlin, »Die Aussicht«, in Grosse Stuttgarter Ausgabe. Bd. II.1, a cura di F. Beissner, Stuttgart 1951, p. 316, cit. in M. Heidegger, »… dichterisch wohnet der Mensch …«, in Vorträge und Aufsätze (GA 7),a cura di F.-W. von Herrmann, Klostermann, Frankfurt a.M. 2000, p. 208; trad. it. a cura di G. Vattimo, «…poeticamente abita l’uomo…», in Saggi e discorsi, Mursia, Milano 1976, pp. 137-138 mod.
[15] Viktor Emil von Gebsattel, Von der christlichen Gelassenheit, Werkbund-Verlag, Würzburg 1940, p. 5: »selige Bereitschaft alles hinzunehmen wie es kommt, auch den Schmerz, auch die Enttäuschung, und allem zuvor: den Tod«.
[16] Lettera di M. Heidegger a sua moglie Elfride del 20 marzo 1946, in »Mein liebes Seelchen!« Briefe Martin Heideggers an seine Frau Elfride 1915 –1970, a cura di G. Heidegger, Deutsche Verlags-Anstalt, München 2005, p. 247: »der Mensch wohnend wieder vom Seyn als dem Heilen betroffen wird u. das Unheil nicht zur bloßen Sinnlosigkeit herabfällt, die man übergeht, wenn der Krieg vorbei ist«.
[17] Lettera di Gerhard Stroomann a Ludwig von Ficker del 16 ottobre 1952. Nachlass Ludwig von Ficker, Forschungsinstitut Brenner-Archiv, (Anm. 5, 041-048-025-006), http://edition.ficker-gesamtbriefwechsel.net/#/briefe/nach-partnerinnen/5918a905-70df-4122-9b6c-dff94fa96147 :
»warum ich die Erscheinung Georg Trakls beschwöre: In erschütternder Sendung bedeutet er für unsere Generation und für die Zukunft das Dichterische, von dem die Menschheit, die kranke Menschheit, nach meiner Meinung, der Meinung eines Arztes, durchdrungen werden muss«.
[18] Lettera di Gerhard Stroomann a Gottfried Benn (1952). Deutsches Literaturarchiv Marbach 86.9760/4: »die Form nicht gesprengt haben. [...] Wahrscheinlich Ludwig v. Ficker, sicher [Kurt] Horwitz und verschiedene Literaten nennen Trakl einen christlichen Dichter und zwingen sein in den Abgrund reichen in Schuld und Sühne und Gnade. Ich stehe einem Phänomen der Form gegenüber, einer biologischen Ausnahmeerscheinung«. Nella stessa lettera, Stroomann scrive: «Ciò ha scatenato in Hölderlin un effetto esplosivo. Rimane un evento profondamente toccante il modo in cui tentò di compensare la dissoluzione accettando di recuperare la rima (Bei Hölderlin hat diese Sprengwirkung ausgelöst. Es bleibt ein tiefergreifendes Geschehen, wie er die Auflösung durch Wiederaufnahme des Reimens auszugleichen versuchte)».
[19] [Cfr. M. Heidegger, »Wozu Dichter?«, in Holzwege (GA 5), a cura di F.-W. von Herrmann, Klostermann, Frankfurt a.M. 1977, pp. 269-320; trad. it. a cura di V. Cicero, «A che poeti?», in Holzwege. Sentieri erranti nella selva, Bompiani, Milano 2002, pp. 317-378.]
[20] Lettera di Gerhard Stroomann a Ludwig von Ficker del 25 agosto 1952 (Anm. 5, 041-048-025-001): »Dichter unserer Generation«.
[21]«Viandante v’entra in silenzio;/ dolore impietrita la soglia. /Lì splende in puro chiarore/sul tavolo pane e vino».
[22] M. Heidegger, »Die Sprache«, in Unterwegs zur Sprache (GA 12), a cura di F.-W. von Herrmann, Klostermann, Frankfurt a.M. 1985, p. 10; trad. it. di A. Caracciolo e M.C. Perotti, a cura di A. Caracciolo, «Il linguaggio», in In cammino verso il Linguaggio, Mursia, Milano 1973, p. 28.
[23] Adolf Frisé, Spiegelungen. Berichte, Kommentare, Texte 1933-1998, Peter Lang, Bern 2000 , pp. 126-127: »in sich selbst kreisenden Denken […] täuschende Geborgenheit […] problematisch gewordenen gesellschaftlichen Konventionen […] keim- und giftfreie Höhenluft […] Verinselung […] Wir neigen wie kaum ein anderes Volk dazu, eine geistige Gestalt kritik- und vorbehaltlos zu verabsolutieren. Stefan George war ein Beispiel dafür. Heute sieht es so aus, daß Heidegger das nächste ist«.
[24]Cit. in Ludwig von Ficker, Briefwechsel 1940-1967, a cura di M. Alber et al., Haymon, Innsbruck 1996, p. 529: »Lichteinbrüche, auf die es heute ankommt«.
[25] Lettera di Gottfried Benn a F. W. Oelze del 26 luglio 1952, in Benn, Briefe 1950-1956 (Anm. 7), p. 142: »zu Heidegger«.
[26] Lettera di Ruth Horwitz a Ludwig von Ficker del 27 febbraio 1953, in Briefwechsel (Anm. 26), p. 244: »[S]ie blendet, mehr noch, sie blufft«.
[27] Walter Muschg, Die Zerstörung der deutschen Literatur, Francke, Bern, 3a ed. 1958, p. 223: »Abrakadabra […] ein Attentat auf die deutsche Sprache«.
[28] Lettera di Hannah Arendt a Hugo Friedrich del 15 luglio 1953, in H.Arendt/M. Heidegger: Briefe 1925 bis 1975 u. andere Zeugnisse, V. Klostermann, Frankfurt a.M., 1998, p. 317: »Raum des Unsagbaren […] von dem aus, um dessentwillen, das ganze Werk entstand und sich organisierte […] natürlich passieren, daß der Interpretierende mehr Gewicht hat als das Interpretierte […]. Mir scheint daß ihm das bei Trakl passiert ist«.
[29] Lettera di Gerhard Stroomann a Dolf Sternberger del 1 ottobre 1953 (Deutsches Literaturarchiv Marbach, 1989.0010.07111): »[E]ines ist mir jetzt sicher: die Anfälligkeit des Deutschen für den Magus«.
[30] [Cfr. M. Heidegger, »Die Sprache im Gedicht. Eine Erörterung von Georg Trakls Gedicht«, in Unterwegs zur Sprache (GA 12), cit., pp. 31-78; trad. it. «Il linguaggio nella poesia. Il luogo del poema di Georg Trakl», in In cammino verso il Linguaggio, cit., pp. 45-81.]
[31] In »Die Sprache im Gedicht. Eine Erörterung von Georg Trakls Gedicht«, p. 14; trad. it. cit. p. 31, mod., Heidegger scrive: «Ma quale poesia dovrebbe parlarci? Qui ci resta solamente una scelta, che tuttavia è protetta innanzi alla mera arbitrarietà. Tramite cosa? Tramite ciò che già ci è dato a pensare come l’essenziante del linguaggio, se ci accade di ponderare il parlare del linguaggio. Secondo questo vincolo scegliamo una poesia che, come ciò che è puramente parlato, e prima di altre, può aiutarci nei primi passi a fare esperienza di ciò che convince in quel vincolo (Doch welches Gedicht soll zu uns sprechen? Hier bleibt uns nur eine Wahl, die jedoch vor bloßer Willkür geschützt ist. Wodurch? Durch das, was uns schon als das Wesende der Sprache zugedacht ist, falls wir dem Sprechen der Sprache nachdenken. Dieser Bindung zufolge wählen wir als rein Gesprochenes ein Gedicht, das, eher als andere, bei den ersten Schritten uns helfen kann, das Bündige jener Bindung zu erfahren)».
[32] Ivi, (Anm. 23), p. 33; trad. it. cit., p. 45 mod.
[33] Georg Trakl, Dichtungen und Briefe, in Historisch-kritische Ausgabe, v. 1, a cura di W. Killy/H. Szklenar, Otto Müller, Salzburg, 3a ed., 1974, p. 60.
[34] M. Heidegger, »Die Sprache im Gedicht. Eine Erörterung von Georg Trakls Gedicht«, in Unterwegs zur Sprache (GA 12), cit., p. 37: »unterwegs nach … […] Die Seele sucht die Erde erst, sie flieht sie nicht«; trad. it. cit., p. 48 mod. Così scrive del termine fram/fremd: «“fremd”, alto-tedesco antico “fram”, significa propriamente: in avanti altrove, in cammino verso …, incontro a ciò che è serbato in anticipo (»›fremd‹«, althoch- deutsch »›fram‹«, bedeutet eigentlich: anderswohin vorwärts, unterwegs nach …, dem Voraufbehaltenen entgegen)», ibid.
[35] »Martin Heidegger deutet Georg Trakl. Bühlerhöhe am 4. Oktober 1952«, Forschungsinstitut Brenner-Archiv, 65/33-1, p. 17: »Lieben, Andern«; »Transzendenz«.
[36] M. Heidegger, »Die Sprache im Gedicht. Eine Erörterung von Georg Trakls Gedicht«, in Unterwegs zur Sprache (GA 12), cit., pp. 76-77: »die stillere Heimat des heimkehrenden Geschlechts erwandert«; trad. it. cit., p. 79 mod.
[37] Ibid.: »Verträumte Romantik abseits der technisch-wirtschaftlichen Welt des modernen Menschendaseins? Oder – das klare Wissen des Wahnsinnigen, der Anderes sieht und sinnt als die Berichterstatter des Aktuellen«.
[38] Ivi, p. 68: »Wanderschaft durch die geistliche Nacht […] die Einfalt des Gegenwendigen, das den Schmerz durchwaltet, ins reine Spiel«; trad. it. cit., p. 72 mod.
[39] Ivi, p. 73: »geistliche Nacht […] geistliche Dämmerung […] Das in der Abgeschiedenheit verborgene Abendland geht nicht unter, sondern bleibt, indem es auf seine Bewohner wartet als das Land des Untergangs in die geistliche Nacht«; trad. it. cit., p. 76 mod.
[40] Ivi, pp. 62, 65: »der Geist des Frühverstorbenen«; trad. it. cit., pp. 68, 70 mod.
[41] Ivi, p. 77: »Dichter des noch verborgenen Abend-Landes«; trad. it. cit., p. 79 mod.
[42] J. Derrida, Onto-Theology of National Humanism (Prolegomena to a Hypothesis), in Oxford Literary Review 14/1 (1992), pp. 3-23.
[43] J. Derrida, Geschlecht III. Sexe, race, nation, humanité, a cura di G. Bennington et al., Seuil, Paris 2018, p. 156.
[44] Lettera di Max Kommerell a Hans-Georg Gadamer del 22 dicembre 1941, in Briefe und Aufzeichnungen 1919-1944, a cura di I. Jens, Walter-Verlag, Olten 1967, p. 403: »[ein] Eisenbahn-Unglück […] [ein] produktives«.
[45] Max Kommerell, Der Dichter als Führer in der deutschen Klassik, V. Klostermann, Frankfurt a.M. 1928.
[46] Invito alla Bühlerhöhe del 15 aprile 1951: »Wir wollen beginnen mit dem Thema ›Neue Dichtung‹. Wer die Zeit nach dem ersten Krieg und damals die Wiederentfaltung des Geistes erlebt hat, ist beklommen, wie wenig an Dichterischem dieses Mal aus dem Chaos spürbar geworden ist. »Was bleibet aber, stiften die Dichter« mahnt das Hölderlin-Wort«.
[47] Ludwig von Ficker, Denkzettel und Danksagungen, a cura di F. Seyr, Kösel-Verlag, München 1967, p. 226: »Gefühl in den Augenblicken totenähnlichen Seins: alle Menschen sind der Liebe wert. Erwachend fühlst du die Bitternis der Welt: darin ist alle deine ungelöste Schuld; dein Gedicht eine unvollkommene Sühne […] Aber freilich […] kein Gedicht kann Sühne sein für eine Schuld«.
[48] Friedrich Sieburg, »Unter den Tannen von Bühlerhöhe«, in Frankfurter Allgemeine Zeitung del 15 aprile 1957, p. 2: »Wenn man von einer Führerschicht in unserem Lande sprechen darf, so zog sie großenteils jahrzehntelang unter den untrüglichen Augen dieses Mannes vorbei«.


