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Philosophy Kitchen

Filosofia e fantascienza. Spazi, tempi e mondi altri

(VI, n. 10, marzo 2019)

A cura di Antonio Lucci e Mario Tirino

«L’uomo, senza utopia, precipita nell’inferno di una quotidianità che lo espropria di ogni significato e lo uccide poco a poco; ma non appena mette mano alla realizzazione di quella utopia, al tempo stesso prepara le condizioni per una quotidianità sempre più atroce». Così, più di vent’anni fa, il matematico, mediattivista e futurologo prematuramente scomparso nel 2013 Antonio Caronia (1996, p. 58), riassumeva il nesso inscindibile che lega, come in un inquietante nastro di Moebius, le utopie alle distopie. Se l’utopia veniva, infatti, poco più di 500 anni fa, pensata – e in qualche modo “inventata” come genere letterario – da Thomas More come un “non-luogo” dove creare, tramite un esperimento mentale, una società ideale, paradigmatica, che funzioni da critica e da modello per i modelli socio-politici a lui contemporanei; dopo il crollo delle “utopie reali” del XX secolo parlare di utopie è diventato assolutamente demodé, per non dire politicamente sospetto.

Eppure la rivendicazione dell’utopia come spazio per sfuggire all’inferno del reale, o di quel “Reale”, di cui l’onda lunga del lacanismo politico, da Zizek a Badiou, ha fatto l’oggetto principale della propria “passione”, resta ben presente nell’immaginario collettivo, così come lo era ancora ancora, anche a livello politico, nei propositi di Ernst Bloch. Un mondo ideale, dai tratti fantasmati, o fantasmatici, resta il telos di molte narrative della contemporaneità di grande successo: romanzi, serie televisive, produzioni cinematografiche spesso presentano e rappresentano mondi ideali dal forte potenziale di identificazione. Questo potenziale, però, come Caronia già nel 1996 rilevava, tende ad assumere rapidamente caratteri distopici: se le utopie rinascimentali (quella di Moro come la città del Sole di Campanella, quanto la Christianopolis di Andreae) appaiono al lettore odierno fortemente (pur involontariamente) distopiche, le “utopie” contemporanee, soprattutto quelle elaborate dopo le due Guerre Mondiali, appaiono sempre come utopie “di facciata”, che nascondono tratti distopici totalitari, eugenetici, bio- e tanatopolitici. Nelle distopie della letteratura sci-fi dagli anni ’60 fino a oggi, ma pure nei mondi post-apocalittici popolati da gruppi di uomini tornati allo stato di natura di molte narrazioni seriali e videogames, sembra che il potenziale critico dell’utopia sia stato mantenuto, rovesciando però il suo segno distintivo da positivo a negativo, andando così di pari passo con sfiducia per la ragione tipica dell’epoca che va dal Dopoguerra a oggi.

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Introduzione

Antonio Lucci, Mario Tirino - Filosofia, narrazioni, media

 

Sezione I: Archeologie del futuro, genealogie del presente

Giovanni De Matteo, Salvatore Proietti - Altri spazi, in controtempo: letture e visioni dalle nuove frontiere della fantascienza

Alfonso Amendola - La visione distopica di Philip K. Dick. Indagine su The Man in The High Castle: dal romanzo al processo seriale

Daniele Comberiati - L’anno 3000 di Paolo Mantegazza. L’utopia scientifica al servizio del progresso coloniale

Adolfo Fattori - Pietra, ferro, fuoco, ombra. Città nere da Magdeburg a Los(t) Angeles Patatopia. Una scienza degli spazi-tempi immaginari

 

Sezione 2: Utopie, Distopie, Eterotopie: pensare spazi e tempi altri

Gianluca Didino - Mondi dentro mondi. Eterotopie e iperoggetti nella narrativa di Kim Stanley Robinson

Lorenzo Palombini - Note per un’eterotopologia del Punk Cibernetico

Matteo Bergamaschi - Dopo l’utopia. Ipotesi sul cyborg neoliberista a partire dalla serie tv Black Mirror

Marina Maestrutti, Claudio Tondo - Il fascino indiscreto del potere. Mondi regressivi e sopravvivenze utopiche

 

Sezione 3: Film, Romanzo, Videogiochi, Serie Televisive, Videoclip: media e strumenti narrativi alternativi della riflessione filosofica

Lorenzo Gineprini - L’utopia egoista nei film di David Lynch: una ribellione contro i limiti della realtà

Mario Tirino - Doris Lessing oltre il muro. Catastrofe e trascendenza in Memoria di una sopravvissuta

Antonio Lucci - Detroit Become Human e Horizon Zero Down: fantascienza, narrazioni videoludiche e filosofia dei media

Alessandro Alfieri - “È così che finisce il mondo, non già in un frastuono, ma in un lungo piagnisteo”. Catastrofe e distopia nella nuova serialità narrativa e nell’immaginario videomusicale

 

APPENDICE

DUSTYEYE  - Utopia e singolarità tecnologica. Una conversazione tra un transumanista e un androide emotivamente avanzato