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Philosophy Kitchen

“Mai più guerre!” per lunghi decenni, la coscienza collettiva europea dopo le due guerre mondiali e quella americana dopo la guerra del Vietnam ha trovato in questo motto una fonte di ispirazione duratura ed efficace. Tale atteggiamento antibellicista non nasceva però da una riflessione razionale sull’opportunità di scegliere altri metodi, diversi dalla guerra, per dirimere le controversie. Esso nasceva da un moto di ripulsa e di disgusto: l’insensatezza della guerra è apparsa a molti come qualcosa che non ha bisogno di essere discusso e che può presentarsi in tutta evidenza semplicemente ponendo mente all’immane carico di sofferenze patite da milioni di uomini e donne a causa della guerra stessa.

Tuttavia, su scala globale la guerra continua ad essere praticata, coinvolgendo sia forze regolari che forze militari private, e il fatto che molte azioni belliche avvengano sotto l’egida delle Nazioni Unite e abbiano la forma di azioni di peace keeping non modifica la fenomenologia dello scontro bellico.

Da qui la necessità di porre alcune domande, alle quali probabilmente non sarà possibile dare una risposta semplice, ma che meritano di essere se non altro formulate con chiarezza...


PK#3 \ Wargames. Strategie, relazioni, rappresentazioni

Una domanda, fondamentale deve precedere ogni discussione sul tema: perché la guerra? Perché risulta ancora inevitabile/conveniente/opportuno/razionale porre fine al conflitto − cioè alla negoziazione e alla mediazione − e passare al confronto armato? Tale domanda fa nascere la necessità di convocare sulla scena i risultati di quei saperi che mostrano cosa accade quando gruppi e individui esplorano la possibilità di mantenere aperta la strada alla negoziazione. Si rendono così visibili casi concreti di soluzioni alternative alla guerra, a partire da concrete esperienze compiute sul campo in regioni dove il tasso di conflittualità è molto alto e dove la guerra è sempre apparsa − o appare tuttora − come la soluzione più semplice e ovvia.
La seconda domanda riguarda la natura della guerra, i suoi scopi e le modalità con le quali viene condotta. Oggi non si può più parlare di guerra nei termini in cui lo si faceva fino a pochi decenni fa, tant’è che l’espressione “guerra asimmetrica” tende a descrivere un insieme di comportamenti bellici assai variegato e, per certi versi, inedito. Una parte importante della riflessione sulla guerra deve pertanto dare conto di queste trasformazioni. Qui se ne indicano solo due, a scopo esemplificativo. È mutato il senso del rapporto tra forze belligeranti e territorio: se il nemico è un’organizzazione terroristica transnazionale, è difficile pensare a un nemico che abita un territorio il quale va occupato al fine di renderne inoperante la capacità di offesa. Parimenti, è mutata la cornice temporale entro la quale condurre le operazioni militari. Non c’è più una guerra dichiarata, che comincia l’ora x del giorno y e che finirà quando uno dei due belligeranti si dichiarerà vinto (o verrà annientato). La guerra attuale sembra diluirsi in un tempo senza fine, in un eterno presente in cui lo stato di eccezione sembra diventato la norma.

 
PK#3 \ Wargames. Strategie, relazioni, rappresentazioni

A cura di Valter Coralluzzo


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DOI: https://doi.org/10.13135/2385-1945/3.2015


Pubblicato: settembre 2015

 

Indice

Editoriale

Valter Coralluzzo – Guerre nuove, nuovissime anzi antiche, o dei conflitti armati contemporanei [PDF It]

Fronte I

Edoardo Greblo – Le "nuove guerre" della globalizzazione [PDF It]

Andrea Beccaro – War on terror: un bilancio [PDF It]

Fronte II

Salvatore Loddo – R2P: a counter-genocidal strategy of peace? [PDF En]

Dino Piovan – "La guerra maestra violenta". Polemos e stasis nel pensiero di Tucidide [PDF It]

Fronte III

Lorenzo Palombini – Note per una critica concettuale della teoria strategica [PDF It]

Luigi Giroldo – Note sul rapporto tra politica e strategia a partire da "Teoria del partigiano" di Carl Schmitt [PDF It]

 

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