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Philosophy Kitchen

(II, n. 3, settembre 2015)

 

“Mai più guerre!” per lunghi decenni, la coscienza collettiva europea dopo le due guerre mondiali e quella americana dopo la guerra del Vietnam ha trovato in questo motto una fonte di ispirazione duratura ed efficace. Tale atteggiamento antibellicista non nasceva però da una riflessione razionale sull’opportunità di scegliere altri metodi, diversi dalla guerra, per dirimere le controversie. Esso nasceva da un moto di ripulsa e di disgusto: l’insensatezza della guerra è apparsa a molti come qualcosa che non ha bisogno di essere discusso e che può presentarsi in tutta evidenza semplicemente ponendo mente all’immane carico di sofferenze patite da milioni di uomini e donne a causa della guerra stessa.

Tuttavia, su scala globale la guerra continua ad essere praticata, coinvolgendo sia forze regolari che forze militari private, e il fatto che molte azioni belliche avvengano sotto l’egida delle Nazioni Unite e abbiano la forma di azioni di peace keeping non modifica la fenomenologia dello scontro bellico.

Da qui la necessità di porre alcune domande, alle quali probabilmente non sarà possibile dare una risposta semplice, ma che meritano di essere se non altro formulate con chiarezza...

 

“No more wars!” for many decades, the European collective consciousness after World War I and II, and the American one after the Vietnam War, has found in this motto an enduring and effective source of inspiration. Nevertheless such anti-war attitude did not arise from a rational reflection concerning the opportunity to choose different methods, apart from war, to settle conflicts. Indeed, it arose from a shared feeling of repulsion and disgust: the senselessness of war has appeared to many as something that doesn’t need to be argued and this seemed evident by simply considering the huge amount of suffering war itself caused to millions of men and women.

On the other hand, war is still practiced on a global scale, involving both regular forces as well as private military ones, and the fact that many military actions are conducted under the aegis of the United Nations in the form of peacekeeping operations does not alter the phenomenology of armed conflict.

This produces the necessity to ask the right questions, and even though they probably do not have a simple answer, nevertheless they need to be formulated clearly and with rigour...

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Indice/Table of Contents

 

Editoriale/editorial

Valter Coralluzzo – Guerre nuove, nuovissime anzi antiche, o dei conflitti armati contemporanei

 

Fronte I/Front I

Edoardo Greblo – Le "nuove guerre" della globalizzazione

Andrea Beccaro – War on terror: un bilancio

 

Fronte II/Front II

Salvatore Loddo – R2P: a counter-genocidal strategy of peace?

Dino Piovan – "La guerra maestra violenta". Polemos e stasis nel pensiero di Tucidide

 

Fronte III/Front III

Lorenzo Palombini – Note per una critica concettuale della teoria strategica

Luigi Giroldo – Note sul rapporto tra politica e strategia a partire da "Teoria del partigiano" di Carl Schmitt