Rilevando come il fenomeno del vivente abbia sempre opposto resistenza al tentativo meccanicista di interpretarlo secondo rapporti causa-effetto propri della fisica moderna, il volume Fini senza scopi. Percorsi di neofinalismo tra Raymond Ruyer e Maurice Merlau-Ponty (Orthotes 2024) prende sul serio la necessità di una riconsiderazione teorica del tema della finalità. La prefazione a cura di De Fazio e Cavedagna apre il percorso a più voci del volume, mettendo in discussione l’idea che il finalismo sia l’opposto speculare del meccanicismo, e mostrando come tale concezione presupponga una determinazione già “meccanicistica” del fine inteso come causa finale. Tale constatazione permette di distinguere programmaticamente il concetto di fine da quello di scopo: mentre lo scopo è esterno all’azione e funge da criterio di valutazione del suo compimento; il fine è immanente al processo e inseparabile dal suo svolgersi, costituendo la regola interna e sempre ristrutturantesi del suo auto-orientamento (pp. 18-19). fini
