-
-
Stato e potere secondo il pensiero Libertarian
Longform / Dicembre 2018Nella costellazione del pensiero liberale, una corrente in particolare, nata negli Stati Uniti tra la fine della Seconda guerra mondiale e gli ultimi anni Cinquanta, si distingue per aver espresso il nucleo teorico del liberalismo classico nel suo senso più radicale: il libertarianismo. È opportuno innanzitutto fare chiarezza sul lessico, dato che il termine si presta ad equivoci: sue varianti sono infatti diffuse anche in Europa, ma con significati radicalmente diversi. Da una parte, con il termine “libertarianismo”, di cui si parlerà in queste righe, si indica una tradizione di pensiero fondata sulla garanzia della libertà individuale e dei diritti di proprietà – in che termini, si vedrà oltre. Dall’altra, con “libertarismo” si intende una corrente egualitaria in buona misura coestensiva all’anarchismo europeo, che ha in comune con la precedente una tendenza alla limitazione del potere coercitivo dello Stato, ma allo scopo di massimizzare l’uguaglianza e la giustizia sociale – valori lontani, se non opposti, rispetto a quelli del libertarianismo americano. È facile ricadere nella semplicistica dicotomia “libertarianismo di destra” e “libertarismo di sinistra”: tuttavia, va tenuta in conto l’avversione dei libertarian statunitensi ad essere frettolosamente associati al partito Repubblicano e al movimento neoconservatore. La destra politica, infatti, per reazione al movimento pacifista degli anni Sessanta, ha ceduto ad una deriva autoritaria e interventista in politica estera, incompatibile, come si vedrà, con l’idea di Stato debole propria del movimento. D’altro canto, la componente anarchica di questa corrente è quella che distingue i libertarian dai conservatori: se questi ultimi sono moralisti sul tema delle libertà civili (opposizione all’aborto, all’uguaglianza matrimoniale, alla legalizzazione degli stupefacenti o della prostituzione), i libertarian non hanno obiezioni di principio su questo fronte; le preferenze nella vita privata competono alla responsabilità di ognuno, e sono legittime finché non ledono la libertà o la sicurezza altrui. Ad ogni modo, per i nostri scopi, è importante ricordare che la tradizione di pensiero libertarian è radicata nel contesto statunitense, e non va confusa con l’anarchismo europeo, che adotta modalità e giunge ad esiti opposti, nonostante alcune superficiali sovrapposizioni nelle premesse ideologiche.
Secondo la ben nota, non solo tra i filosofi, “fallacia naturalistica” di Hume, è illecito dedurre dall’essere il dover essere, dai fatti i valori, dalle spiegazioni i desideri, dal vero il bene. Allo studio dell’essere, dei fatti, delle spiegazioni e della verità si sono da sempre dedicate le scienze “dure”, cioè le scienze naturali, che hanno carattere descrittivo, e mai normativo. L’economia, almeno nella sua accezione mainstream, è la scienza sociale generalmente ritenuta più vicina, nei suoi metodi, alle scienze naturali: a tale indirizzo “scientista” ha dato lustro l’opera di Paul Samuelson. Nel 1947 egli diede alle stampe un’opera fondamentale, dal titolo Foundations of Economic Analysis, in cui, tramite l’applicazione dei principi dell’equilibrio termodinamico alla teoria neoclassica dell’equilibrio, delineava un modello elegante ed efficace per una teoria generale dell’equilibrio economico: secondo Samuelson, così come fanno i sistemi fisici, anche i sistemi economici reagiscono alle modifiche esterne, minimizzandone l’impatto e preservando il loro stato di equilibrio. L’opera di Samuelson è rilevante anche per gli scopi teorici che si prefigge dal punto di vista metodologico: l’autore si propone infatti di procedere ad un lavoro di unificazione, attraverso il linguaggio della matematica, dei fondamenti della teoria neoclassica micro e macroeconomica. Nel 1970, egli fu il primo economista americano ed essere insignito del premio Nobel: i suoi meriti scientifici consistono nel progetto di formalizzazione matematica delle tesi elaborate dagli economisti neoclassici, operazione che permise di elevare il livello di analisi della scienza economica.