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Philosophy Kitchen

Soggettivazioni. Segni, scarti, sintomi / Subjectivations. Signs, wastes, symptoms

(V, n. 9, settembre 2018)

A cura di Lorenzo Curti, Francesco Della Noce e Irene Ferialdi

 

Nel clima culturale del primo Novecento Jacques Lacan inaugura, in nome di un ritorno a Freud, un ripensamento della nozione di soggetto che perdurerà lungo tutto l’arco della sua vita. Tra le innumerevoli suggestioni che ne scandiscono il ripensamento teorico, centrale è l’incontro con l'opera di Ferdinand De Saussure poiché, com’è noto, permette di inscrivere la questione della soggettivazione nel paradigma della linguistica strutturalista, imprimendo una svolta teorica decisiva che al contempo si inserisce nel solco della prima formulazione dialettica della soggettività. La dimensione complementare di un «Uno all’Altro» viene infatti recuperata nel rapporto tra parole e langue, ossia nell’ assoggettamento della dimensione discorsiva singolare al campo universale del linguaggio. Con questo passaggio si compie l’integrazione progressiva dell’insegnamento hegeliano di Alexandre Kojève alla linguistica strutturalista di Ferdinand De Saussure e Roman Jakobson. La dimensione della soggettività e il suo senso emergono da ora come epifenomeno di rimandi, sospensioni e scarti tra catene significanti. A partire da tale centralità del simbolico nella produzione lacaniana, vorremmo isolare alcuni punti di rilievo da sottoporre all’indagine con la presente Call For Papers.

A partire dagli anni Sessanta, l’influenza del Cours de linguistique générale apre a uno studio sistematico dei rapporti tra singolarità e struttura all'interno di diverse discipline (antropologia, filosofia, critica letteraria, marxismo, etc.). La priorità logica e analitica data alla nozione di struttura – vero trait d'union dei diversi rami d’indagine – comporta la riduzione delle unità di base a livello di istanze passive e determinate, prive di logica propria e pertanto analizzabili unicamente in rapporto a una logica riconosciuta a livello superiore. Fanno eco a questo dibattito, sebbene fuori dal laboratorio strutturalista, le nozioni di dispositivo e discorso adoperate da Foucault per rendere conto dell'eterogeneità di elementi, piani e registri in cui si articolano quelle ingiunzioni che ci interpellano come soggetti. Se da un lato la psicoanalisi lacaniana si inserisce in questo dibattito assimilando nozioni e strumenti analitici, dall’altro, fondandosi su una rappresentazione pulsionale del soggetto, approda a esiti differenti grazie alla possibilità di integrare un’interpretazione “segnica” alla prospettiva di un’economia libidica. Ciò che ci sembra interessante circoscrivere all’interno di questo complesso dibattito riguarda almeno due momenti: da una parte la considerazione della costitutiva possibilità per il simbolico di farsi materiale e, conseguentemente, organizzare condizioni e campi di possibilità dei legami sociali; dall'altra, la prospettiva che si apre nel considerare il soggetto come istanza «surdeterminata». Entrambe queste questioni interrogano, o dovrebbero interrogare, anche la clinica. Il repentino mutamento delle forme di vita imposto dalla contemporaneità, congiunto all'epidemica inflazione di patologie e diagnosi (A. Ehrenberg), domanda di riconsiderare la dimensione sintomatica, tanto nelle sue continue riconfigurazioni quanto nelle sue prospettive terapeutiche, in relazione a un contesto materiale sensibilmente esposto a continue modificazioni.

A partire dal Libro VII del Seminario l'attenzione di Lacan si sposta verso il registro del Reale: introdotto sin dai primi seminari in relazione alla clinica delle psicosi, viene identificato e problematizzato come campo in cui riappare tutto ciò che è stato forcluso nel Simbolico. All'interno della topologia lacaniana infatti, il corpo si configura come superficie attraversata dal Reale, laddove tutto ciò che viene escluso dalle trame di significazione ritorna come scarto. La centralità del Reale emerge sensibilmente nella clinica contemporanea laddove si registra una progressiva rarefazione della consistenza del sintomo, che espone il soggetto al vuoto dei significanti. Elemento della clinica ma non solo, il Reale, distinto dalla realtà, in quanto impalcatura soggettiva inquadrata dal fantasma, rinvia nell’ontologia lacaniana a una dimensione dell'esperienza che accade al di qua della relazione soggetto-oggetto. Questo piano di immanenza assoluta (G. Deleuze) delinea i contorni di una vita impersonale: un puro fluire che eccede il punto di vista antropologico. Il problema dell'Assoluto, rimosso dalla filosofia moderna, ritorna a interrogare la riflessione contemporanea.

Un altro punto a partire dal quale è possibile gettare un ponte tra filosofia e psicoanalisi è la nozione di soggettivazione. Particolarmente emblematico è il caso di Michel Foucault, che nel 1981, all’interno del corso L'Herméneutique du sujet, inserisce la psicoanalisi nel novero delle pratiche di spiritualità. Contrapposta alle metodiche intellettuali, essa permette una trasformazione dell'essere del soggetto nella dimensione di un suo accesso alla verità. La conoscenza spirituale non riguarda le condizioni di verità formali interne al discorso, ma il prezzo che il soggetto dell’enunciazione deve pagare per poter dire il vero, e “l'effetto di ritorno” che questo produce sul soggetto.A fare da apripista a tali ricerche è stato Pierre Hadot, che concentra le proprie analisi sugli “esercizi spirituali” della filosofia antica, con cui la pratica analitica sembra avere molto in comune, in particolare in relazione all’aspetto psicagogico. Più recentemente, il tema della spiritualità è stato al centro della riflessione di Peter Sloterdijk, il quale ne ha sottolineato la dimensione ascetica e atletica di sapere in esercizio. Dal punto di vista filosofico, la connessione tra psicoanalisi ed epimeleia heautou (cura di sé) costituisce un interesse peculiare in luce del fatto che, all'interno dell'economia del discorso foucaultiano, sono le pratiques de soi a fungere da elemento eccedente la presa dei rapporti di potere e l'assoggettamento all'ordine del discorso. Ciò si costituisce come via regia per una effettiva pratica di resistenza e costituzione di soggettività inassimilabili alla logica neoliberale. Ci domandiamo, quindi, se il dialogo tra filosofia e psicoanalisi possa costituire un punto decisivo per l’avvenire di queste discipline, e se proprio la congiuntura spirituale, intesa come sapere che modifica e trasforma il soggetto, possa essere la chiave per una critica radicale della società contemporanea.

La prospettiva teorica della soggettivazione, inoltre, viene recuperata all’interno del dibattito dei gender studies. Nel secondo ‘900, parallelamente agli studi multidisciplinari che mettono in rilievo la nozione di genere, si è iniziato a porre attenzione su tutto quel complesso corredo di performance e soggettività che oggi qualifichiamo come gender-variant (transgender, transessuali, queer, etc.); rispetto a questo dibattito la psicoanalisi lacaniana è rimasta fino alla fine affezionata alla dicotomia di genere maschile-femminile. Ciononostante, i suoi elementi teorici sono stati utilizzati criticamente per problematizzare la nozione di identità: il genere, riconsiderato nei termini de-naturalizzanti della performatività diventa un elemento in grado di relativizzare l’eteronormatività sociale e il binarismo di genere a essa connesso (J. Butler, etc.). Pensiamo che il complesso dibattito che si è sviluppato attorno a questi temi circoscriva dei nodi concettuali potenzialmente utili a problematizzare il paradigma della “sessuazione” in Lacan, sia sotto il profilo teorico, sia per la clinica, in cui il tema del corpo sessuato e del genere è divenuto centrale non soltanto in relazione alle cosiddette “disforie di genere”.

Infine, negli stessi anni, la psicoanalisi è stata anche terreno fertile di ricerca e sperimentazione: da una parte sui temi dell'epistemologia interna, dall'altra intorno a una riflessione che scardina la nozione classica di soggetto epistemologico, avendo elaborato una teoria della mente composta anche e soprattutto dall'inconscio (o Es). Non solo Lacan, ma anche W. Bion e I. Matte Blanco, formalizzando le loro teorie attraverso modelli matematici, linguistici e logici, costruiscono un soggetto della conoscenza per cui l'inconscio diventa elemento strutturale nella sedimentazione dell’esperienza e del sapere. Il soggetto, infatti, conosce anche tramite il reale, o per dirla in termini bioniani, incontra O mancandolo sempre, per sviluppare K, la conoscenza. Dunque Lacan non interroga l’Io, come accadeva oltreoceano con l'Ego-Psychology, ma l’inconscio e la sua verità. Ora, alla luce di tale riconfigurazione della soggettività, che tipo di prospettive teoriche si aprono per il discorso epistemologico contemporaneo, ancora radicato da una parte nella rigidità del metodo, dall'altra invece in un'ermeneutica che rischia di rinchiudersi in un'interminabile spirale del senso?

 

 

In sintesi, gli snodi tematici che vorremmo fossero trattati all'interno di questo numero sono:

  • Genesi e articolazione del soggetto: il parlêtre tra fenomenologia e strutturalismo (M. Heidegger, J.-P. Sartre, A. Kojève, J. Lacan, L. Binswanger, E. Minkowski)

  • Il rapporto tra dispositivi, discorsi e soggettività: immaginario, simbolico e materiale (G. Deleuze, F. Guattari, M. Blanchot, M. Foucault, S. Žižek, L. Althusser, G. Agamben, E. Fachinelli)

  • Fenomenologia e clinica dei nuovi sintomi: considerazioni analitiche e prospettive terapeutiche (J.-J. Miller, C. Soler, J. Kristeva, M. Recalcati, A. Ehrenberg)

  • Il Reale e l’ontologia: letture possibili (J. Lacan, G. Deleuze, G. Simondon, J. Derrida)

  • Filosofia e psicoanalisi come dispositivi di soggettivazione; rapporti tra spiritualità e pratica psicoanalitica; psicoanalisi e filosofia antica (M. Foucault, J. Derrida, J. Lacan, P. Sloterdijk, P. Hadot, F. Nietzsche)

  • Prospettive psicoanalitiche negli studi di genere fra femminismo, nuove soggettività e queer theory (J. Butler, J. Kristeva, M. Foucault, J. Lacan, C. Soler)

  • Il soggetto della conoscenza in psicoanalisi: epistemologia dell’inconscio fra verità, formalizzazione e Wissentrieb (J. Lacan, W. Bion, I. Matte Blanco, P. Feyerabend)

 

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Blind Review: i contributi devono essere inviati in forma anonima e privi di indicazioni che possano lasciar trapelare l’identità dell’autore

Abstract inglese (1.500 caratteri)

Termine ultimo di consegna: 31 gennaio 2018

 

 

Subjectivations. Signs, wastes, symptoms

(V, n. 9, september 2018)

Edited by Lorenzo Curti, Francesco Della Noce and Irene Ferialdi

 

In the cultural climate of the early 20th century, Jacques Lacan inaugurates a lifelong re-examination of the notion of subject, in the name of a return to Freud. Among the many ideas that shaped his theoretical revision, his knowledge of Ferdinand De Saussure’s work was fundamental since, as is well known, it allowed him to include the issue of subjectivation under the paradigm of structuralist linguistics. This results in a crucial theoretical breakthrough that also represents the first dialectical formulation of subjectivity.

The complementary dimension of a “One to Other” is in fact implied in the relationship between parole and langue, that is, in the subjugation of the individual discursive dimension to the universality of language. By means of this move, the progressive integration of the Hegelian lesson of Alexandre Kojève into the structuralist linguistics of Ferdinard De Saussure and Roman Jakobson occurs. Since this moment, the dimension of subjectivity and its sense arise as an epiphenomenon of references, suspensions and gaps between signifying chains. Starting from the centrality of the symbolic dimension in Lacan’s work, our aim is to bring into focus some of the major issues that we would like to be discussed in this Call for Papers.

Since the Sixties, the influence of Cours de linguistique générale has initiated a systematic analysis of the relationships between singularity and structure within different disciplines (anthropology, philosophy, literary criticism, Marxism, etc.). The logical and analytical priority ascribed to the notion of structure, which is the actual trait d’union among the different strands of investigation, implies the reduction of the basic unities to a level of passive and determined instances, deprived of their own logic and therefore analysable only in relation to a logic that is recognised on a superior level. This debate also echoes in the notions of dispositif and discourse which Foucault utilizes to define the heterogeneity of elements, levels and registers that include the injunctions that address to us as subjects. On one hand, Lacanian psychoanalysis echoes this debate and assimilates notions and analytical tools. On the other hand, as it is based on the representation of the subject as an être pulsionnel, it also has different outcomes due to the possibility of integrating a sign interpretation into the perspective of a libidinal economy. It is our interest to include at least two points in this complex debate: first, the consideration of the constitutive possibility that the symbolic becomes material, and consequently organises the conditions and fields of possibility in social boundaries; second, the perspective that opens up to the consideration of the subject as an “overdetermined” element. Both of these issues question, or should question, the clinical aspect. The sudden mutation of life forms imposed by contemporaneity as well as the epidemic inflation of pathologies and diagnoses (A. Ehrenberg), encourage the rethinking of the symptomatic dimension, both in its constant reconfigurations and in the therapeutic perspectives, as well as in relation to a material context significantly exposed to continuous changes.

Since Book VII of the Seminar, Lacan’s attention shifts focus onto the register of the Real: introduced since the very first seminars in relation to the clinical aspect of psychosis, it is identified and brought into consideration as a field in which everything that was foreclosed in the Symbolic reappears. In fact, in the Lacanian topology the body is represented as the surface that is intersected by the Real, where everything that is excluded from the signifying plots comes back as a “waste”. The centrality of the Real arises significantly in contemporary clinical environment, where a progressive rarefaction of the consistency of the symptom is registered as, and exposes the subject to, the void of signifiers. As a matter of fact, all of this questions clinics as well as philosophy: in the Lacanian ontology, the Real, separated from the reality as subjective scaffolding framed by the ghost, involves a dimension of experience that occurs on this side of the subject-object relationship. This plan of absolute immanence (G. Deleuze) outlines an impersonal life: the mere flow that exceeds the anthropological point of view. The problem of the Absolute, which removed by modern philosophy, returns to question contemporary thought.

The notion of subjectivation is another issue that allows a useful connection between philosophy and psychoanalysis. Michel Foucault’s case is particularly emblematic: in 1981, during his course L’Herméneutique du sujet, he includes psychoanalysis among the spiritual practices. As opposed to intellectual methodologies, spirituality allows for the transformation of the very being of the subject into the dimension of its access to the truth. Knowledge does not regard the conditions of formal truths that are internal to discourse, but is rather the price that the subject of the enunciation has to pay in order to tell the truth, and “the effect of return” produced on the subject himself. In the previous few years, Pierre Hadot was among the firsts to face the issue of the spiritual knowledge of philosophy, focusing his analyses on the “spiritual exercises” of ancient philosophy that seem to have very much in common with the analytical practice, especially in relation to the psycagogic aspect. A comparison between a certain philosophy and psychoanalysis has more recently played a central role in Peter Sloterdijk’s work, who stressed the ascetic and athletic dimension of knowledge in practice. From the philosophical point of view, the connection between psychoanalysis and epimeleia heautou (care of the self) is of peculiar interest because, within the framework of the Foucaultian discourse, the pratiques de soi (practices of the self) go beyond the grasp of power relationships and the subjugation to the order of discourse. This might open a path toward an actual practice of resistance and constitution of subjectivities that are unassimilable to the neoliberal logic. Therefore, this issue regards the dialogue between philosophy and psychoanalysis as a decisive mark for the future of these two disciplines, and we would like to consider whether the spiritual juncture, interpreted as knowledge that modifies and transforms the subject, can be the key to a radical critique of contemporary society.

In addition to this, the theoretical perspective of subjectivation is also included into the debate of gender studies. In the second part of the 20th Century, in parallel with the multidisciplinary studies that emphasise the notion of gender, a lot of attention has been paid to the complex endowment of performance and subjectivity that is today regarded as gender-variant (transgender, transsexuals, queer, etc.). In relation to this debate, Lacanian psychoanalysis has to this very day been anchored to the dichotomy of male-female gender. Nevertheless, its theoretical elements have also been critically used to focus on the notion of identity: gender, re-examined under the denaturalising terms of performativity, becomes an element that can relativize social heteronormativity and therefore gender binarism (J. Butler, etc.). We think that the complex debate which was developed in regard to these themes delineates some conceptual points that may be useful to face the paradigm of Lacanian “sexuation”, considering both the theoretical and the clinical aspects, where the theme of the sexed body and gender has become central not only in relation to the so-called “gender dysphoria”.

Lastly, during these same years, psychoanalysis has also been enjoying a great moment of research and experimentation: on one hand, concerning internal epistemology and, on the other, regarding a new concept of the classic notion of epistemological subject, that includes a theory of the mind composed also, and especially, of the unconscious (or Es). Not only Lacan, but also W. Bion and I. Matte Blanco, who formalised their theories through mathematical, linguistic and logical models, conceived of a subject of knowledge that implies the unconscious as the structural element of the sedimentation of experience and knowledge. The subject, in fact, knows through the real, or, to use Bionian words, the subject meets O, always missing it, in order to develop K, the knowledge. Therefore, Lacan questioned the unconscious and its truth rather than the Ego, as had happened overseas with Ego-Psychology. Now, relative to this reconfiguration of subjectivity, what kind of theoretical perspective might open up for the contemporary epistemological discourse, which is still rooted, on one hand in the rigidity of the method, and on the other, in a hermeneutics that risks to trap itself in an endless spiral of sense?

 

 

 In summary, below are the main theoretical points which we would like to discuss in the following issue:

  • Genesis and development of the subject: the parlêtre between phenomenology and structuralism (M. Heidegger, J.-P. Sartre, A. Kojève, J. Lacan, L. Binswanger, E. Minkowski)

  • The relationship between dispositifs, discourses and subjectivity: imaginary, symbolic and material (G. Deleuze, F. Guattari, M. Blanchot, M. Foucault, S. Žižek, L. Althusser, G. Agamben, E. Fachinelli)

  • Phenomenology and psychoanalytical clinic on new symptoms: analytical studies and therapeutic perspectives (J.-J. Miller, C. Soler, J. Kristeva, M. Recalcati, A. Ehrenberg)

  • The Real and the ontology: possible interpretations (J. Lacan, G. Deleuze, G. Simondon, J. Derrida)

  • Philosophy and psychoanalysis as subjectivation dispositifs; the relationship between spirituality and psychoanalytical practice; psychoanalysis and ancient philosophy (M. Foucault, J. Derrida, J. Lacan, P. Sloterdijk, P. Hadot, F. Nietzsche)

  • Psychoanalytical perspectives in gender studies between feminism, new subjectivities and queer theory (J. Butler, J. Kristeva, M. Foucault, J. Lacan, C. Soler)

  • The subject of knowledge in psychoanalysis: epistemology of the unconscious between truth, formalisation and Wissentrieb (J. Lacan, W. Bion, I. Matte Blanco, P. Feyerabend)

 

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Deadline: January, 31th 2018