'

Philosophy Kitchen

Merethu

Cartografie dell'attualità. Per una critica della ragion spaziale 

(II, 2, marzo 2015)

 

Muoversi comporta costruire spazi. Che gli spazi siano costruiti non significa che la materialità di pianure mari monti fiumi foreste sia irrilevante: anzi, è proprio a partire dai vincoli imposti da tale materialità che procede il processo di ominizzazione. Il compito delle scienze umane, allora, consiste nel pensare l’intreccio tra questi vincoli ‒ la datità dell’elemento geografico, potremmo dire ‒ e quegli atti, collettivi e individuali, di conferimento di senso che rendono gli spazi l’a priori materiale della storicità. Non c’è storia, infatti, se non a partire da una geografia, come non c’è un abitare gli spazi del mondo che non sia impregnato dei significati che una collettività di parlanti condivide.

Il presente call vuole invitare storici, geografi, architetti, urbanisti, archeologi, storici della letteratura, dell’arte e del cinema, studiosi attivi nel campo degli studi di genere e postcoloniali, studiosi dei processi cognitivi (biosemiotici, biologi, psicologi) e, infine, filosofi a riflettere sulle strutture categoriali che stanno alla base del cosiddetto spatial turn occorso nelle scienze umane. Si tratta di una svolta che ha accompagnato la necessità di analizzare attraverso uno sguardo unitario una serie di processi storici, culturali e politici che, in varia misura, mettono in evidenza come la comprensione delle pratiche sociali contemporanee debba partire dall’analisi dei modi in cui, di volta in volta, si attua l’entanglement (per usare l’espressione dell’archeologo Ian Hodder) tra spazi e pratiche sociali. Con il termine “globalizzazione” altro non si intende, infatti, che il modo in cui si dispongono l’uno accanto all’altro i vari spazi di flussi entro i quali i processi di soggettivazione hanno luogo. L’enumerazione di questi ultimi fa ormai parte delle retoriche che il senso comune utilizza per definire i tratti più caratteristici e maggiormente salienti della contemporaneità. Abbiamo il flusso di micro-organismi e agenti patogeni, il flusso di informazioni che circola nel web, il flusso delle materie prime e delle merci, il flusso di capitali che il mercato dei prodotti finanziari sposta incessantemente, il flusso dei lavoratori della conoscenza, il flusso dei migranti, il flusso dei rifiuti, i processi di gentrificazione e di trasformazione delle aree urbane, e infine i flussi di gruppi di specialisti, tecnologie informatiche e armi generati dalla gestione geostrategica delle varie aree del pianeta.

Ora, ciascuna di queste circolazioni viene gestita da uno o più saperi, i quali compongono l’architettura dell’enciclopedia contemporanea. Ciò che qui interessa, in conformità con quella vocazione critica che, secondo gli estensori del presente call, dovrebbe caratterizzare le scienze umane nel loro complesso, è il modo in cui si articola la gerarchia dei saperi che servono a dare forma categoriale allo spazio. Concretamente, bisogna allora chiedersi: quali declinazioni della spazialità sono all’opera nei saperi che costituiscono l'enciclopedia della contemporaneità? Rispondere a questa domanda in modo decostruttivo è di cruciale importanza al fine di articolare una qualsivoglia critica del presente, dal momento che è la performatività di quei concetti a plasmare gli spazi abitati da tutti noi.

Ma è altrettanto vero che chiedersi cosa sia lo spazio ‒ in vista di questa lettura critica  ‒ non possa prescindere da un’analisi del rapporto che intercorre tra gli spazi percorsi da un soggetto plastico e mai definitivamente individuato e gli spazi che coincidono con l’estensione della memoria sistemica dei collettivi. Si tratta del mondo nella sua generalità più estesa: dallo spazio attraversato dalle sinapsi allo spazio in cui si dislocano i flussi informativi globali non c’è più alcuna soluzione di continuità. Il quadro all'interno del quale vi invitiamo a intervenire sarà pertanto quello di una fenomenologia della carne del mondo, ovvero una fenomenologia dello spazio intersoggettivo, che, secondo chi scrive, si rivela cornice integrante e ineludibile per una lettura penetrante dell'attualità.

 

Di seguito, in modo più esplicito, i nuclei teorici e problematici che vorremmo venissero affrontati e discussi nel numero:

  • La spazialità della biopolitica

  • Il governo neoliberale come governo degli spazi

  • Forme della governance contemporanea e interessi geopolitici

  • La globalizzazione come creazione di spazi di flussi

  • Nuove concettualizzazioni dello spazio tra antropologia e sociologia

  • L’architettura e la pianificazione urbana: dall’utopia progettuale alla gestione dei meccanismi di esclusione e inclusione

  • Lo spazio intersoggettivo come struttura portante del mondo della vita

 

Indicazioni generali
  • Regolamento
  • Norme redazionali
  • Layout articolo
  • Numero caratteri: 20.000-40.000 (formato .doc)
  • Blind Review: i contributi devono essere inviati in forma anonima e privi di indicazioni che possano lasciar trapelare l’identità dell’autore
  • Abstract inglese (1.500 caratteri)
  • Termine ultimo di consegna: 15 febbraio 2015

Cartographies of the present. A critique of spatial reason

(I, 2, March 2015)

Movement involves the production of spaces. The fact that spaces are constructed does not mean that the substance of plains, seas, mountains, rivers and forests is irrelevant: rather, the process of hominization originates precisely from the very restrictions imposed by such materiality. The role of human sciences consists therefore in conceptualising the interweaving of these physical boundaries ‒ what we may call the “givenness” of the geographical element ‒ and the collective and individual practices of production of meaning, that contribute to making these spaces the material a priori of history. Indeed there is no history without geography, just as there is no living space in the world that isn’t permeated by the shared meanings of a community of speakers.

This call for papers invites historians, geographers, architects, urban planners, archeologists, literary, historians of art and cinema, scholars active in the field of gender and postcolonial studies, researchers into cognitive processes (bio-semioticians, biologists, psychologists) and, finally, philosophers, to think about the fundamental categorical structures of the so called spatial turn that occurred in human sciences. The spatial turn consists of a new way of considering at the same time a series of historical, cultural and political processes, stressing the importance of how contemporary social practices should be understood starting from the numerous ways in which the entanglement (a term used by the archeologist Ian Hodder) between spaces and social practices takes place. In this sense, “globalization” actually refers to the arrangement of various spaces that contain flows in which processes of subjectivation occur. Nowadays its common place to talk about similar flows to describe the most characteristic and noteworthy traits of our present. We have the flow of micro-organisms and pathogens, the flow of information circulating on the web, the flow of raw materials and goods, the flow of capital incessantly moved by the market of financial products, the flow of the knowledge workforce, the flow of migrants, the flow of garbage, the processes of gentrification and transformation of urban areas, and finally the flow of groups of specialists, information technologies and weapons generated by the geostrategic management of different areas of the planet.

Accordingly, each circulation is managed by one or more forms of knowledge, thus creating the architecture of the contemporary encyclopedia. What we are interested in, coherently with that critical vocation that, according to the compilers of the present call, should characterize human sciences on the whole, is the way in which the hierarchy of knowledge is articulated to give categorical form to space. In practice, we must ask ourselves: which declinations of spatiality operate in the knowledge that constitutes the encyclopedia of contemporaneity? Answering this question in a deconstructive way is crucial in order to articulate any critique of the present, as the performativity of those concepts is what models the spaces we all live.

At the same time it is true that asking what space is ‒ according to this critical approach ‒ can not be separated from an analysis of the relationship between the spaces traveled by a plastic and never defined subject and the spaces corresponding to the extension of the collective systemic memory. It is the world in its most extended generality: from the space crossed by synapses seamlessly the space where the global informational flows are dislocated. The context in which we ask you to intervene will be therefore that of a phenomenology of the world’s flesh, that is to say a phenomenology of the intersubjective space, which proves to be, in the author's opinion, the essential and inescapable framework for a penetrating reading of politics.

 

More explicitly, below you can find the theoretical and problematic issues we would like to discuss and to include in the next volume of the journal:

  • The spatiality of biopolitics

  • The neoliberal government as government of spaces

  • Forms of contemporary governance and geopolitical interests

  • Globalization as creation of spaces of flows

  • New conceptualizations of space between anthropology and sociology

  • Urban architecture and planning: from the utopian design to the management of mechanisms of inclusion and exclusion

  • The intersubjective space as foundation structure of the lifeworld.

 

General guidelines

  • Guideline
  • Editorial requirements
  • Layout paper
  • Paper length: 3300 – 6600 words (or 20,000-40,000 characters) in .doc format
  • Blind Review: papers should be submitted anonymous and give no indication of the author’s identity
  • English abstract (250 words/1,500 characters)
  • Final date for submission: 15 February 2015

Contatti/Contacts

Philosophy Kitchen

Università degli Studi di Torino

Via Sant'Ottavio, 20 - 10124 Torino

mobile: +39 348/4081498

e-mail: redazione@philosophykitchen.com

website: www.philosophykitchen.com